Botanica in Namibia: alberi e arbusti

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Welwitschia mirabilis

Questa pianta ha nel nome “mirabilis” non a caso (dal latino “straordinario”, “eccezionale”).

Fa parte delle gimnosperme (fanno parte delle conifere come i nostri pini e abeti) ed è costituita da due sole foglie, che si espandono in orizzontale fino a una lunghezza che può arrivare a 5 metri.
Le foglie continuano a crescere dalla base, mentre la parte finale pian piano si secca e muore.

Pianta adattata agli ambienti desertici, ha una radice unica, a fittone, che si espande in orizzontale.

Sembra un’erbacea, ma in realtà è da considerarsi un vero e proprio albero, avendo un cortissimo ma legnoso tronco nascosto dalle foglie.

Esistono esemplari maschi ed esemplari femmine.
Le femmine hanno delle infiorescenze simili a coni rossi, progettati dalla natura per ricevere tramite impollinazione entomofila (cioè tramite insetti) il polline che proviene dai filamenti della pianta maschio.

Esemplare femmina
Di Willyman, CC BY-SA 4.0, Collegamento
Esemplare maschio
Di Willyman, CC BY-SA 4.0, Collegamento

È stata scoperta intorno alla fine del 1800 e se confrontiamo le fotografie scattate in quell’epoca con le immagini attuali, la situazione sembra pressocché immutata.
Dalla datazione col Carbonio14 sembra che alcuni esemplari abbiano più di 2000 anni!

Viene infatti chiamata “fossile vivente” in quanto il tempo di crescita è incredibilmente lento e la pianta è altrettanto incredibilmente longeva.

Cosa sono le gimnosperme?

Le gimnosperme (dal greco “gymnos” – nudo – e “sperma”  -seme) sono un gruppo di piante che, a differenza delle angiosperme, producono semi ma non frutti.

I semi delle gimnosperme si sviluppano infatti all’interno di strutture aperte, i coni.
Ecco quindi che più della metà delle angiosperme fanno parte del gruppo delle conifere.

Che differenza c’è tra cono e pigna?

Il termine “cono” è un termine generico che si può applicare a qualsiasi pianta gimnosperma.

Il termine “pigna”, invece, è generalmente utilizzato per indicare i coni delle conifere (ad esempio pini, abeti, cedri, cipressi).

Che differenza c’è tra Gimnosperma e Angiosperma?
Caratteristica

Gimnosperme

Angiosperme

Semi

Nudi, all’interno di coni

All’interno di un frutto

Fiori

NO

SI

Legno

Duro e resistente

Variabile

Foglie

Aghiformi o squamiformi

Variabili

Aloe 

Aloe mopane – Aloe littoralis

Molto diffusa a Windhoek, è una pianta succulenta che nel periodo di fioritura ha dei bellissimi fiori che formano una sorta di candelabro di colore rosso-arancio.

Questi fiori vengono utilizzati dalle popolazioni locali per la preparazione di salse per carne e pesce.

Aloe faretra – Aloe dichotoma

Anche questa, molto diffusa a Windhoek.

Dichotoma, perché si ramifica sempre in due.

Essendo cava all’interno, i cacciatori boscimani (del popolo San) usavano i rami dell’Aloe dichotoma per mettere le frecce. Da qui, il nickname “Aloe faretra“.

Hansueli Krapf, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Sonse, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Mirre

Mirra africana – Commiphora africana

Fa parte del gruppo delle mirre ed è molto sensibile alle precipitazioni e al meteo: basta una leggerissima umidità, anche solo portata dal vento, non necessariamente dalla pioggia, perché da stato dormiente riprenda a germogliare.
Per questo viene usata come indicatore metereologico: se le foglie iniziano a germogliare, potrebbe piovere.

In medicina erboristica, il frutto viene usato per calmare la febbre, la corteccia contro la malaria, la resina per disinfettare le ferite.

Frutto di una tradizione antichissima si usa spesso ancora oggi mescolata all’incenso, dato che queste due resine si potenziano reciprocamente.
Può essere bruciata per profumare l’ambiente e il suo olio essenziale usato per massaggi al corpo.

Oro, incenso e mirra

I Re Magi (Gaspare, Melchiorre e Baldassarre) portarono a Gesù tre doni speciali: oro, incenso e mirra.

Diversamente da quello che si pensa comunemente, non sono tre regali preziosi, ma sono doni simbolici, con un significato profondo legato alla figura di Gesù:

  • Oro: simboleggia la regalità di Gesù, quindi come Re dei Giudei.
    L’oro era un metallo prezioso e raro, usato per realizzare corone e altri oggetti regali.
  • Incenso: rappresenta la natura divina di Gesù.
    L’incenso era una resina aromatica usata nelle cerimonie religiose per onorare gli dei.
  • Mirra: anticipa la passione e la morte di Gesù.
    La resina della mirra era usata per imbalsamare i corpi dei defunti.

Commiphora saxicola

Utilizzata dalle donne Himba per colorarsi di rosso.
Incidono la corteccia e lasciano che la linfa si solidifichi. Raccolgono così la resina, che viene poi macinata in polvere fine e mescolata con grasso animale, come quello di mucca o di capra.
Questa miscela di resina e grasso viene poi applicata sui capelli e sul corpo in modo da proteggerli e renderli del caratteristico colore rosso.

Sheperd’s tree – Boscia albitrunca

Nota anche come Sheperd’s Tree, cioè albero del pastore.

Non avendo preferenze di suolo, è diffusa in tutta la Namibia.

Nella stragrande maggioranza dei casi, le radici degli alberi che vediamo ogni giorno non penetrano nel terreno più di qualche decina di centimetri, estendendosi invece molto di più orizzontalmente.
Esistono però degli alberi le cui radici possono scendere in profondità, addirittura decine e decine di metri.

È il caso della Boscia albitrunca: è stato rilevato che un esemplare nel deserto del Kalahari ha una radice lunga addirittura 68 metri!

Questa profondità può sembrare incredibile, ma in realtà è abbastanza frequente e quasi “obbligatoria” nei deserti e semi-deserti dove, per massimizzare le possibilità di sopravvivenza, molti alberi sviluppano radici che possono scendere nel terreno per decine di metri.
A differenza di quanto solitamente accade negli ambienti temperati e boreali, dove generalmente si arriva massimo a 7 metri di profondità.

L’albero del pastore, dunque, arriva ai 7 metri di altezza, ma la sua particolarità è sicuramente la profondità alla quale arrivano le sue radici: in ambienti ostili possono superare addirittura i 60 metri.

Questa caratteristica eccezionale permette all’albero del pastore di sopravvivere in ambienti aridi e desertici, dove l’acqua scarseggia in superficie. Infatti le radici profonde riescono ad attingere l’acqua presente in strati profondi del terreno, anche durante i periodi di siccità prolungata.

Albitrunca, perché il tronco è tipicamente bianco.

Ji-Elle, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons
Albero del pastore, o Albero della vita

La Boscia albitrunca è una pianta preziosa per i pastori nomadi che vivono nelle zone aride e desertiche dell’Africa meridionale: grazie alla sua alta e larga chioma, fornisce ombra e riparo dal sole durante il giorno, permettendo ai pastori e al loro bestiame di riposare e trovare sollievo.

Ma non solo: essendo una pianta sempreverde, le sue foglie sono una fonte nutriente per gli animali, soprattutto durante i periodi di siccità quando l’erba scarseggia.

Inoltre i frutti maturi sono commestibili anche per gli esseri umani.

JMK, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Kruger johan, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Boscia foetida

Molto diversa dalla cugina Boscia albitrunca, l’albero del pastore fetido o maleodorante è più un arbusto che un vero e proprio albero.

Ad essere puzzolenti sono solo i fiori, mentre le bacche sono commestibili sia per gli animali che per gli esseri umani.
Le bacche sono molto importanti, soprattutto come fonte di idratazione, per gli uccelli ma anche per gli animali terricoli, per i quali sono facilmente accessibili data l’altezza modesta dell’arbusto.

JonRichfield, CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons

Maerua schinzii

Per chi non ha l’occhio del botanico, è molto simile e confondibile con l’albero del pastore (Boscia albitrunca): entrambi gli alberi hanno il tronco bianco e la chioma si sviluppa soprattutto nella parte alta.
Vengono però in aiuto le foglie di forma (obovate, non lanceolate come nella Boscia, quindi più larghe alla base) e colore leggermente diversi.

L’odore dolciastro dei fiori richiama molte api e altri insetti.

Il baccello può essere lungo più di 10 cm e racchiude dei semi di 1 cm di diametro, che vengono mangiati da diversi uccelli e mammiferi.

Acacia (Vachellia) 

Camel thorn – Acacia erioloba

Il nome Erioloba deriva dalla forma del baccello, che ricorda un po’ il padiglione auricolare.

Le sue radici sono in grado di andare anche 50/80 metri in profondità, per cui è una pianta adatta al deserto, anche se è diffusissima in tutta la Namibia.

Soprattutto, la troviamo a Dead Vlei, ormai mummificata per via dell’aridità del suolo e dell’aria.

In inglese si chiama Camel Thorn … ma non perché viene mangiata dai cammelli!
Il motivo del “camel” è un po’ più contorto.
Se prendete due baccelli, a forma di falce, e li mettete a terra l’uno di fronte all’altro a formare quasi un cerchio, ecco che la composizione ricorda l’impronta di un cammello.

Di Christoph Strässler - Flickr.com, CC BY-SA 2.0, Collegamento
Di Ikiwaner - Opera propria, GFDL 1.2, Collegamento
Di Rotational - Opera propria, Pubblico dominio, Collegamento
Di JMK - Opera propria, CC BY-SA 3.0, Collegamento

Candle pod acacia – Acacia hebeclada

La particolarità di questa acacia, che la contraddistingue in modo univoco, sono sicuramente i baccelli, che crescono verso l’alto.
Ecco che in inglese viene chiamata “Candle pod acacia“, cioè acacia dai baccelli a candela.

Un’altra particolarità è che questo albero ha più le sembianze di un cespuglio molto fitto, dal momento che dalle radici dell’albero principale spuntano nuove piante, l’una attaccata all’altra.

Tracy Robb, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Sweet thorn – Acacia karoo

In inglese è nota come “Sweet thorn“, ovviamente non perché le sue spine (thorn) siano profumate e dolciastre, ma perché lo sono i suoi fiori.

Come in moltissime acacie, i fiori sono pallini gialli, e nella Karoo troviamo baccelli simili a fagiolini.

Il legno è ottimo per la costruzione di mobili e la corteccia per la realizzazione di corde.

JMK, CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons
JMK, CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons

Etosha acacia – Acacia nebrownii 

I rinoceronti neri sono iper ghiotti dei fiori e delle foglioline. Quindi se c’è la nebrownii, nei paraggi potrebbe esserci anche il rino!

È chiamata anche Acacia dell’Etosha, perché è comunissima nel Parco Nazionale.

Questo albero non raggiunge mai altezze pazzesche, si ferma ai 2/3 metri, ed è un vero inferno per i walking safari, in quanto è pieno zeppo di spine!

Assomiglia molto alle nostre mimose, però questa ha le spine, ed è considerata l’incubo dei walking safari: se si incrocia una nebrownii si rimane inevitabilmente impigliati!

Tony Rebelo, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons
Tony Rebelo, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Umbrella thorn – Acacia tortilis

Conosciuta in inglese come “Umbrella thorn” per la caratteristica chioma a ombrello.

Ma anche i baccelli sono particolari: piatti e attorcigliati.

Le spine in questo caso hanno due forme diverse: nella parte iniziale del ramo, quella verso il tronco, sono lunghe dritte e bianche, mentre nella parte terminale più lontana sono corte scure e uncinate.

Ekrem Canli, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
SAplants, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Acacia (Senegallia) 

Antenna acacia – Acacia robynsiana

Avendo un tronco sottile, alto e poco ramificato, questa acacia più che un albero sembra un’antenna, soprattutto d’inverno … da qui il nome comune Antenna o Radio Acacia.

Mopane

Il mopane rappresenta l’80% della vegetazione nel Parco Etosha.

Le foglie del mopane sono veramente particolari: due foglie speculari a formare una farfalla.

E continuando a parlare di farfalle …
Le foglie di mopane sono talmente contese che vediamo una competizione interspecifica tra la falena e la vespa. Ovviamente, con molta fantasia, falena del mopane e vespa del mopane.

Il Mopane stesso con la falena instaura una relazione al limite tra commensalismo e parassitismo, mentre con la vespa una relazione mutualistica.

Muséum de Toulouse, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Bernard DUPONT from FRANCE, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Sickle bush – Dichrostachys cinerea

Meglio nota come “Sickle Bush“, da “sekel” che in Afrikaans significa “falce”.
Questo perché effettivamente i baccelli sono a forma di falce.

Inoltre “sickle” potrebbe essere una parola onomatopeica per indicare il rumore tipo sonaglio dei grappoli di baccelli che suonano al vento.

Il termine Dichrostachys invece deriva dal greco:

  • Di = due
  • Chrōs = colore
  • Stachys = spiga

Quindi “rami di due colori“: il riferimento è ai rami giovani che sono di colore verde brillante, mentre quelli maturi sono di colore grigio-marrone.

Bicolor sono anche i fiori: rosa sopra e giallo sotto, mentre quando fecondi bianchi sopra e gialli sotto.
Per la caratteristica forma e colorazione dei fiori, la Sickle Bush è anche chiamata “albero lanterna cinese“.
 

Sickle bush - Dichrostachys cinerea - Baccelli a forma di falce
JMK, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Megan Loftie-Eaton, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Cork bushMundulea sericea

Le foglie, i semi e la corteccia della pianta contengono un veleno chiamato rotenone.
Le popolazioni locali usano una particolare pratica di pesca, detta appunto “pesca con rotenone”, che prevede la dispersione in acqua di questa sostanza, che impedisce la respirazione branchiale ai pesci.
I pesci muoiono quindi soffocati e affiorano a galla.

Il nome Afrikaans è “Visgif“, da: 

  • Vis = pesci
  • Gif = veleno
Forestowlet, CC0, via Wikimedia Commons
JMK, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Tick tree – Sterculia africana

In inglese è chiamata “Tick tree”, ovvero “albero delle zecche”.
Non è che stando sotto le fronde abbiate una gran probabilità che una zecca vi salti alle caviglie, ma i semi contenuti nei frutti sono, per colore forma e dimensione, molto simili a delle zecche.

Phantom tree – Moringa ovalifolia

Tipica dei territori aridi o rocciosi, possiamo trovarla al Parco Etosha.

È un albero molto particolare, con tronchi “gonfi” di acqua che si diramano dalla base e che ricordano un po’ i baobab.

Gli elefanti spingono e spezzano i tronchi o i rami, per ottenere proprio la fibra polposa che trattiene umidità.

Adattata alla vita nel deserto, viene chiamata anche “fantasma del deserto” o “phantom tree” perché, se di notte viene illuminata con la torcia o con i fari della macchina, sembrano proprio dei fantasmi bianchi nel deserto.

Tracy Robb, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Combreti

La maggior parte delle specie di Combretum in Africa meridionale produce un legno pesante, duro, resistente all’attacco degli insetti e dalla combustione duratura (ottimo quindi nei falò).

Inoltre hanno dei baccelli (“pod” in inglese) spesso con 4 ali, anche se non è una regola che accomuna proprio tutti i combreti.
Red bushwillow – Combretum apiculatum

Il combreto rosso ha la corteccia liscia quando è giovane, che diventa invece ruvida con il passare degli anni.

Le giovani foglie sono appicose, e crescendo spunta la tipica puntina ritorta, da cui il nome “apiculatum“.

I baccelli, tipici del combreto, hanno 4 ali e di colore rosso intenso che tende al bruno col passare del tempo, che contraddistingue il combreto rosso dagli altri.

JMK, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
JMK, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Combreto dell’Herero – Combretum hereroense

Il combreto più presente nella zona del Damaraland.

Bernard Dupont, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons
JMK, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Combreto del piomboCombretum imberbe

Anche qui i frutti, i baccelli, hanno 4 ali mentre le foglie le troviamo molto ondulate.

Ma nel combreto del piombo il legno è eccezionalmente pesante e duraturo nella combustione, più degli altri “cugini”.

Stéphane Gallay, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
JMK, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Purple-pod cluster leaf – Terminalia prunioides

Diffusissima in Etosha e nel Damaraland, la Terminalia purpurea solitamente non troviamo una sola pianta ma si presenta a gruppi.

Il frutto è un baccello con 2 ali di colore viola, che seccandosi diventa marrone.

In inglese molte Terminalia vengono chiamate “cluster leaf”, in quanto presentano le foglie a gruppi, appunto cluster.

JMK, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Bernard Dupont, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Buffalo thorn – Ziziphus mucronata

Zizifus ricorda un po’ la parola “zig zag“: i rami di questa pianta hanno infatti questa forma a zig zag.
E nella parte dove il ramo cambia direzione troviamo due spine, una dritta lunga e una più corta verso l’indietro.

La forma dei rami di questa pianta ha fatto nascere leggende e superstizioni nelle popolazioni locali.

I rami con le spine che guardano nelle due direzioni, ad esempio, rappresentano la vita, a zig zag, dove è sempre necessario guardare avanti ma tenendo sempre d’occhio il passato.

Le spine della Ziziphus sono micidiali: essendo in entrambe le direzioni è facilissimo rimanere impigliati.

Un rito Zulu prevede quindi di appoggiare un ramo di Ziziphus mucronata sul corpo del defunto quando questo è morto lontano dal suo villaggio, in modo tale che l’anima gli rimanga impigliata e la famiglia possa vegliare l’anima a casa.

In Afrikaans questa pianta si chiama “Wag ‘n bietjie“, “Aspetta un attimo”.
Questo perché è quello che esclami quando stai camminando in gruppo e rimani incastrato in un ramo di Ziziphus.

In inglese questa pianta è “Buffalo thorn“, perché le spine corte e orientate all’indietro ricordano le corna di un bufalo.

Ziziphus mucronata, o Buffalo Thorn
NomvuyoM, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Ziziphus mucronata, o Buffalo Thorn
Bernard Dupont, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Fico delle rocce – Ficus cordata

Questo fico riesce a vivere nei posti più incredibili, è facilissimo trovarlo arrampicato sulle rocce!

Helicopter tree – Gyrocarpus americanus

Presente soprattutto nelle zone rocciose dell’Etosha e del Damaraland, è facilmente riconoscibile grazie al suo frutto con due lunghe ali, da cui il soprannome “Albero elicottero”.

White siringa – Kirkia acuminata

Questo albero in inglese è noto come “White siringa“.
Una spiegazione vuole che il botanico inglese Burchell, che per primo la scoprì nel XIX secolo, per via dei suoi fiori, la paragonasse ai lillà.
Dal momento che i lillà sono del genere Syringa (ad esempio Syringa vulgaris), venne denominata “White Syringa”.
Studi successivi hanno poi stabilito che questa pianta appartiene alla famiglia delle Kirkiaceae e non è quindi una Syringa.

C’è inoltre chi vede delle somiglianze tra il fiore e le vecchie siringhe in vetro. Io onestamente non ce la vedo, ma se può aiutare a riconoscere la pianta, perché no?

Albero del burro – Cyphostemma currorii

Pianta succulenta adatta a vivere in ambienti semi-desertici o rocciosi e può arrivare a raggiungere i 6 metri di altezza.

Viene chiamato comunemente Albero del burro perché è un albero ricco di grassi.
Il legno, quando viene lavorato, assume una lucentezza particolare che ricorda appunto quella del burro.
Inoltre le popolazioni locali utilizzano il seme particolarmente ricco di grassi sia per cucinare sia per preparare unguenti.

I frutti e la corteccia sono però velenosi, a causa di un’elevata concentrazione di acido ossalico.

Albero bottiglia di veleno – Adenium boehmianum 

Dall’inconfondibile forma dal tronco cicciotto e dagli altrettanto inconfondibili fiori rosa a 5 petali, ad essere interessante è però soprattutto la sua linfa, che viene utilizzata dai cacciatori Boscimani per avvelenare la punta delle frecce.

Bottle tree – Pachypodium lealii 

Continuando a parlare di bottiglie, anche il Pachypodium lealii è un albero dal tronco che può diventare estremamente cicciottello e con pochi rami molto sottili e ricoperti di spine.

Anche qui, il lattice è estremamente tossico e viene utilizzato dai cacciatori Boscimani (popolazioni San) per avvelenare le frecce.

In questo caso abbiamo però dei fiori completamente bianchi.

Robur.q, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Elephant’s trunk – Pachypodium namaquanum 

Pianta dalla forma estremamente particolare, che ricorda appunto la proboscide (trunk) di un elefante, la possiamo trovare solamente nella desertica e rocciosa area attorno al fiume Orange, che fa da confine a sud tra la Namibia e il Sudafrica.

Lungo il lungo tronco (mi piaceva il gioco di parole) ci sono un sacco di spine, mentre le foglie si raggruppano sulla cima della pianta.

Winfried Bruenken (Amrum), CC BY-SA 2.5, via Wikimedia Commons
Megan Hansen, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons