in

Botanica in Namibia: gli arbusti e le erbacee più comuni

12 Luglio 2024

Albero del veleno – Euphorbia virosa

L’Euphorbia virosa è un arbusto che può raggiungere un’altezza di 1-3 metri. 

Il fusto è ramificato e contorto, con spine robuste e appuntite.
Le foglie sono piccole e
caduche, presenti solo durante la stagione delle piogge. 

I fiori sono singoli e verdi, e alla fine dell’estate rimangono mazzetti di frutti rossi a ornare la parte superiore della pianta.

Conosciuta anche come “Albero del veleno” (traduzione di Gifboom” in Afrikaans), è una delle piante più velenose al mondo.
Tutte le sue parti contengono una linfa lattiginosa bianca che, se a contatto con la pelle o gli occhi, può causare irritazioni gravi, bruciature e persino cecità temporanea. L’ingestione della linfa può portare a sintomi più gravi come nausea, vomito, diarrea, dolori addominali e, in casi estremi, anche la morte.
I
cacciatori Boscimani la utilizzano per avvelenare la punta delle loro frecce.

Nonostante la sua tossicità, l’Euphorbia virosa ha avuto alcuni usi tradizionali nelle culture locali. La linfa diluita è stata utilizzata per trattare verruche e altre infezioni cutanee ed è stata utilizzata come repellente per insetti.

Ragnhild&Neil Crawford from Sweden, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Euphorbia del DamaralandEuphorbia damarana

L’Euphorbia damarana è una pianta succulenta endemica della Namibia.

È un arbusto spinoso che può raggiungere un’altezza di 1-2 metri.

Il fusto è ramificato e contorto, con spine robuste e appuntite.
Le foglie sono piccole e caduche, presenti solo durante la stagione delle piogge.

Per sopravvivere alle condizioni aride del deserto, l’Euphorbia damarana ha sviluppato diverse strategie di adattamento.
Le sue foglie caduche riducono la perdita d’acqua durante la stagione secca, mentre le spine proteggono la pianta dagli erbivori.
Inoltre, la pianta immagazzina acqua nel suo fusto succulento, che le permette di resistere a lunghi periodi di siccità.

Come nell’euphorbia virosa, anche nella damarana il lattice è altamente tossico e viene utilizzato dai cacciatori Boscimani per avvelenare le frecce.

Trumpet Thorn – Catophractes alexandri

In breve: chiamata Trumpet Thorn per via dei baccelli che, dopo aver disperso i semi, rimangono attaccati alla pianta e con l’aria fischiano. Fine.

Forest & Kim Starr, CC BY 3.0 US, via Wikimedia Commons

Salvia purpurea – Blepharis pruinosa

Conosciuta anche come “Salvia purpurea” o “Salvia africana”, è una pianta perenne che cresce spontaneamente in zone rocciose e aride, preferendo terreni ben drenati e posizioni soleggiate.

La caratteristica distintiva di questa pianta sono i suoi fiori di colore purpureo intenso.
La fioritura avviene in estate e in autunno, attirando farfalle e altri insetti impollinatori.

Il termine Blepharis (palpebra, dal latino) si riferisce al fatto che i fiori durante il giorno si chiudono nelle ore più calde per riaprirsi nelle ore fresche.

A difesa della pianta vi sono molte spine, addirittura per il fiore stesso.

Le foglie e i fiori della pianta sono tradizionalmente utilizzati in Africa per trattare una varietà di disturbi, tra cui:

  • Malattie infiammatorie
  • Problemi digestivi (diarrea, nausea e vomito)
  • Ferite e infezioni
  • Malattie respiratorie (raffreddore, tosse e asma)

Nara mellon – Acanthosicyos horridus

Questa pianta riesce a sopravvivere e ad attingere l’acqua grazie a un apparato radicale molto esteso che può raggiungere profondità di oltre 40 metri.

Grazie a questo è usata come indicatore della presenza (e quantità, e qualità) delle acque nel sottosuolo.

Solo le piante femmine producono, ovviamente dopo l’impollinazione, il frutto simile al melone (la Nara mellon è infatti una cucurbitacea) che viene mangiato, soprattutto per via dell’elevata quantità di acqua contenuta, da moltissimi animali.

Valéry Fassiaux, CC BY-SA 2.5, via Wikimedia Commons

Cespuglio puntaspilli – Parkinsonia africana

Arbusto che cresce fino a 1-3 metri di altezza, ha una corteccia verde che consente la fotosintesi quando cadono le foglie (ad ago, simili alle conifere, per contenere la perdita di acqua).

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha inserito la Parkinsonia africana tra le piante medicali in quanto le foglie contengono più acido salicilico dello stesso salice piangente, da cui viene estratta la sostanza per fare l’acido acetilsalicilico… cioè l’aspirina!

Tony Rebelo, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
SAplants, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Dollar bush – Zygophyllum stapfii

Cespuglio del dollaro o, in inglese, “Dollar bush” per via di queste foglie cicciottelle rotonde, è un arbusto semi-deciduo originario delle regioni aride, rocciose o sabbiose della Namibia.

Può arrivare fino a  1 metro di altezza.

Le foglie sono doppie e proprio per la loro forma il Dollar bush viene anche chiamato Mickey Mouse bush.

Le foglie sono ricoperte da uno strato impermeabile con una funzione importantissima: la mattina la nebbia porta umidità nell’entroterra, e le micro goccioline di rugiada si posano sulle foglie. Questa umidità incontra però lo strato impermeabile, per cui scivola e cade sul terreno.
Qui troviamo le radici della pianta, che non sono profonde, ma crescono solo fino a 30/40 centimetri di profondità, proprio per poter catturare questa umidità.

Le foglie sono adattate per conservare l’acqua e minimizzare la perdita d’acqua attraverso la traspirazione (la forma che, a parità di volume, ha meno superficie esposta è la sfera, per cui anche un tondino non è male in quanto a minor superficie per la traspirazione).

I semi sono protetti da una struttura rotondeggiante, nata per essere trasportata dal vento (dispersione anemocora).

Salt bush – Zygophyllum clavatum

È chiamata “Salt bush” non a caso:  lo Zygophyllum clavatum è infatti in grado di tollerare alte concentrazioni di sale nel terreno, il che lo rende adatto a prosperare in ambienti salini come zone costiere, saline e deserti salati.

Inoltre è possibile trovare del sale sulle foglie, che viene secreto dalla pianta stessa per autoregolazione interna.

Spina del diavolo – Tribulus terrestris

I fusti striscianti sono ricoperti di piccolissime spine, che si staccano con facilità e penetrano non tanto nella pelle spessa, ma nelle mucose di naso e gola quando vengono ingerite o inalate.

Per questo suo infido superpotere viene chiamato Tribolo.

Krzysztof Ziarnek, Kenraiz, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Hüseyin Cahid Doğan, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Stella alpina australe – Helichrysum roseo niveum

Così come noi nelle Alpi abbiamo la nostra stella alpina, anche in Africa australe hanno diritto di avere la loro.

Stella alpina australe
Stella alpina

Campanula bianca – Datura inoxia

Erbacea annuale alloctona, detta anche “aliena”, è originaria delle Americhe, importata in Africa, Europa e Asia.

È altamente velenosa a causa dell’elevata concentrazione di alcaloidi.

Gli sciamani delle tribù indiane del Nord America sfruttavano proprio questi alcaloidi, in piccole e studiate dosi, con proprietà allucinogene per entrare in trance nei loro rituali.

Bernard DUPONT from FRANCE, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons
Ввласенко, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Erba del Namib – Stipagrostis sabulicola

Tra tutte le Stipagrostis è sicuramente la più interessante.

Chiamata “Erba del Namib”, è un’erba perenne che riesce a fiorire anche quando non c’è pioggia, grazie anche alle radici che sono spesso esterne per catturare l’umidità del mattino.

Per questo riveste un ruolo fondamentale nella catena alimentare molto delicata del deserto del Namib.


Categorie


Ciao, sono Adriana

Da sempre le mie passioni sono studiare gli animali dell’Africa e viaggiare per scoprire le culture e i diversi paesaggi nel mondo.
Questo mi ha portato a studiare e specializzarmi come Guida Safari certificata FGASA per l’Africa del Sud.
Accompagno gruppi come Guida, Guida Safari e organizzo viaggi su misura.

Indice dei contenuti