Le città della costa in Namibia: Swakopmund e Walvis Bay

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Swakopmund

Swakopmund è una graziosa cittadina sulla costa occidentale della Namibia, nel bel mezzo del Deserto del Namib, di 50 mila abitanti.

Fondata dai tedeschi nel 1890 come porto per la Germania coloniale, la città si sviluppò rapidamente come centro commerciale e amministrativo grazie alla sua particolare posizione, diventando un importante punto di riferimento per i coloni tedeschi in Namibia.

Abitata per lo più da bianchi (circa il 75%), Swakopmund conserva ancora oggi il fascino europeo sia nell’edilizia stile bavarese quanto nelle tradizioni, tanto che anche qui si festeggia il tedeschissimo Oktober Fest! 

Accoglienza e attività
L’economia della città è soprattutto basata sul turismo, in quanto quasi tutti i tour si fermano almeno una notte a Swakopmund, essendo una cittadina completa di tutto nel mezzo del nulla. Da qui si parte per diverse attività: paracadutismo e parapendio con l’insolito paesaggio del deserto, sandboarding e tour in quad sulle dune, pesca , kitesurfing e molte altre attività. Si può anche partire con le barche alla ricerca di otarie, delfini, balene, orche, pesci luna. Essendo una cittadina estremamente turistica, non mancano negozi di artigianato e souvenir e posti dove dormire e dove mangiare per tutti i gusti: da b&b economici a hotel di lusso, da ristoranti tipici tedeschi a gelaterie italiane.
L’acquario di Swakopmund
Anche se piccolino (non aspettatevi l’Acquario di Genova), l’Acquario Nazionale della Namibia a Swakopmund è uno degli acquari più grandi e completi dell’Africa australe. Al prezzo di poco più di 100 dollari namibiani (circa 6€) è possibile vedere una ricca varietà di fauna marina tipica della costa namibiana, tra cui pesci, squali, razze, foche e tartarughe. C’è anche un tunnel trasparente che dà la possibilità di passeggiare in mezzo all’acqua, circondati da pesci e piccoli squali.
Museo di Swakopmund

Il Museo della città, piccolo ma interessante, racconta la storia di Swakopmund e della regione, con approfondimenti sulla colonizzazione tedesca, sui popoli indigeni di quest’area e sulla fauna selvatica.

Molo di Swakopmund

Costruito nel 1905, il molo è una delle attrazioni turistiche più popolari della città e, lungo i suoi 400 metri, offre una splendida vista sull’Oceano Atlantico e sulla costa.

Duna numero 7

Pochi km fuori da Swakopmund troviamo la famosa Duna Numero 7, la duna di sabbia più alta del paese, raggiungendo un’altezza di oltre 380 metri.

È un’attrazione turistica popolare e un luogo iconico del deserto del Namib, regalando un paesaggio maestoso una volta arrivati in cima (auguri).

Il fiume Swakop

Geograficamente molto importante è il fiume che scorre a sud della città.

Swakop in lingua natia (del popolo dei Nama) significa “fango” o “cacca”, proprio per il colore non proprio cristallino delle sue acque, soprattutto durante la stagione delle piogge.

È molto importante perché blocca l’avanzamento delle dune, facendo una sorta di barriera per la città. Nell’immagine da satellite è molto evidente come le dune si fermino giusto sulle rive del fiume, lasciando abbastanza “pulita” la città dalla sabbia.

Walvis Bay: la baia delle balene

A 30 km a sud di Swakopmund troviamo un’altra importante città della costa: Walvis Bay, con quasi 100 mila abitanti.

La baia per gli approdi sicuri

La baia di Walvis Bay è un’incredibile oasi di serenità lungo queste coste, tanto da farne il porto più importante di tutta la Namibia: ha infatti un fondale marino relativamente profondo, con una media di circa 10 metri, in più abbiamo l’assenza di rocce e altri ostacoli.
La presenza della penisola, la Pelican Point, protegge la baia dalla corrente del Benguela e dal movimento delle acque.

Questa meravigliosa combinazione riduce significativamente il rischio che le navi si arenino come su tutto il resto della costa. 

Per questo, Walvis Bay è subito diventata un porto importante e sicuro, prima per gli esploratori portoghesi poi per i britannici.

Prima città britannica, poi sudafricana

Eh sì, perché Walvis Bay non è mai stata dei tedeschi, ma una piccola enclave britannica.

Enclave: definizione

Un’enclave è un territorio o una porzione di territorio che è completamente circondato da un altro stato sovrano.
In altre parole, è come un’isola all’interno di un altro Paese. 

Ad esempio il nostro Campione d’Italia è un’enclave italiana in territorio svizzero.

E così, mentre tutta la Namibia era diventata colonia dei tedeschi, Walvis Bay resisteva con i britannici per contrastare l’espansione dei mangia-wurstel.

Poi arrivano la Prima Guerra Mondiale, l’amministrazione sudafricana, la guerriglia della SWAPO, l’indipendenza della Namibia nel 1990, ma in tutto questo Walvis Bay rimane al Sudafrica fino al 1994, anno in cui, dopo lunghe trattative, la città fu finalmente ceduta alla Namibia.

Luoghi storici e di interesse

Abbiamo visto come la storia di Walvis Bay sia stata complicata: olandesi, inglesi, sudafricani e alla fine l’indipendenza nel 1994.

Ma qui non troviamo grandi e importanti edifici.
Per la maggior parte dei visitatori, le attrazioni sono nel mare, non sulla terraferma.

Le saline di Walvis Bay

Walvis Bay è famosa per le sue saline, molto visibili lungo la costa, tra le più grandi di tutta l’Africa meridionale.

Già nel 1500, quando arrivarono i primi esploratori portoghesi, si iniziò l’estrazione del sale, ma la vera industrializzazione delle saline ebbe inizio verso la fine del 1800 sotto il controllo britannico.

Oltre all’estrazione del sale , Walvis Bay è anche un importante centro per la lavorazione e il trasporto del sale. La città ospita diversi stabilimenti di lavorazione del sale e un porto dedicato all’esportazione del sale in tutto il mondo.

Questo è sale prevalentemente industriale, cioè non destinato all’alimentazione, e ha un’infinità di utilizzi, tra cui detersivi, saponi, detersivi, ma anche per la produzione di plastica, vetro e asfalto.

In breve, come funzionano le saline? Sono delle enormi vasche che vengono riempite di acqua. Tramite l’evaporazione ad opera del sole e del vento rimane sul fondo il sale che viene poi raccolto con appositi macchinari.

Bird Island

Agli inizi del 1900 un colono tedesco, di professione falegname, un certo Adolf Winter, decise di costruire una piattaforma nell’oceano tra Walvis Bay e Swakopmund.

Lo scopo di questa piattaforma è quello di fornire un luogo sicuro agli uccelli per la nidificazione (al 90% cormorani), raccogliere il guano, ottimo fertilizzante naturale, e rivenderlo.

Questa attività continua ancora oggi.

Balene e Fenicotteri

Alla sua scoperta alla fine del 1400, gli esploratori portoghesi battezzarono la baia di Walvis Bay la “baia delle balene” in quanto l’oceano in questa zona era ricchissimo di balene.

Infatti in Afrikaans “walvis” significa proprio “balena”.

Ancora oggi, nelle uscite in catamarano, si possono avvistare balene e addirittura orche.

Ma la vera attrazione di Walvis Bay sono loro, i fenicotteri .
La presenza di così tanti fenicotteri, a migliaia, a Walvis Bay è data da diversi fattori:

  • le saline creano un ambiente favorevole alla proliferazione di  microscopiche alghe che sono il principale nutrimento per i fenicotteri
  • la laguna offre un habitat ideale per i fenicotteri, con acque poco profonde e ricche di cibo
  • la laguna è relativamente protetta dai predatori, come i gabbiani e le aquile, permettendo ai fenicotteri di nidificare e allevare i loro piccoli in relativa tranquillità
Riconoscere i fenicotteri è un casino

Il fenicottero rosa è quello bianco. Quello minore è quello rosa.
Tutto a posto.

Il Fenicottero minore (Phoeniconaias minor) è riconoscibile per il suo piumaggio rosa intenso e le zampe e il becco di colore rosso intenso.

Il Fenicottero rosa (Phoenicopterus roseus), invece, è quasi bianco ma soprattutto ha il becco molto più chiaro, sul quale spicca la punta nera come se fosse stata puciata nell’inchiostro.

Fenicottero rosa (Phoenicopterus roseus)
Charles J. Sharp, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Fenicottero minore (Phoeniconaias minor)
Antoine Taveneaux, CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons

Altri uccelli in laguna

La laguna di Walvis Bay è una delle migliori zone di tutta la costa dell’Africa Meridionale per l’osservazione degli uccelli.

Qui abbiamo una gran quantità di fenicotteri (il 50% dei fenicotteri maggiori e ben l’80% dei fenicotteri minori di tutta l’Africa Meridionale), ma anche pellicani, sterne, cormorani e una quantità di uccelli migratori europei.

Ci sono quasi 200 mila uccelli residenti, che raddoppiano nel periodo delle migrazioni.

Sandwich Harbour

Questa laguna è conosciuta per le sue spettacolari dune di sabbia che si affacciano direttamente sull’oceano, creando un paesaggio unico e mozzafiato.

Le dune di Sandwich Harbour sono tra le più alte del mondo, raggiungendo anche i 150 metri di altezza. Sono composte da granelli di sabbia finissima di colore rosso-arancione, spinti dal vento dall’interno del continente verso l’oceano.

L’origine del nome Sandwich non è del tutto certa, ma l’ipotesi più accreditata è che  derivi da una baleniera inglese chiamata “Sandwich”, che operò nella zona alla fine del 1700.
Pare che la nave fosse rimasta bloccata nella baia per diversi mesi a causa delle cattive condizioni del mare, e da qui il nome passò alla baia stessa.

Questa zona è stata utilizzata come punto di ancoraggio sicuro (e soprattutto lontano probabilmente dai dazi al porto di Walvis Bay) dai percherecci alla ricerca di otarie, per le pelli, dalle baleniere e dai pescatori stagionali.

La leggenda della nave dispersa e la Eduard

Interessante è anche la leggenda della nave dispersa, con un ricco tesoro di avorio, oro e pietre preziose.
Si narra che questa nave si trovi da qualche parte a Sandwich Harbour sepolta sotto le dune, con il suo prezioso carico che deriva dalle conquiste degli esploratori portoghesi nel XIX secolo.

In realtà nel 2008 è stata ritrovata una nave, ma non portoghese, bensì inglese.
Si tratta della Eduard, una baleniera inglese affondata nel 1913. 
Il valore del carico della nave è stato stimato in milioni di dollari:

  • circa 400 lingotti d’oro
  • più di 12.000 zanne d’avorio
  • diamanti, smeraldi, rubini e altre pietre preziose

Chiaramente il ritrovamento della Eduard ha portato con sé diverse controversie: il governo namibiano ha reclamato come suo di diritto il carico della nave, mentre i cercatori di tesori, che hanno rinvenuto il relitto con un metal detector, affermavano di avere diritto a una parte del tesoro.
Dopo anni di battaglie legali il tribunale della Namibia ha stabilito (guarda caso) che
la totalità del tesoro spettava al governo.

Ora parte del tesoro è esposta al Museo Nazionale della Namibia a Windhoek, mentre il relitto della nave è ancora visibile a Sandwich Harbour.

Red Dune Safaris, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Allevamenti di ostriche

L’allevamento di ostriche in Namibia è un’attività relativamente recente, ma che ha conosciuto un rapido sviluppo negli ultimi anni.

Le condizioni ambientali della Namibia, con le sue acque fredde e pulite (grazie alla corrente del Benguela) e molto ricche di plancton sono ideali per l’allevamento delle ostriche. In particolare, le ostriche europee ma soprattutto le ostriche del Pacifico si sono adattate molto bene a questo ambiente.

Queste ostriche raggiungono la dimensione commerciale in meno di 1 anno, mentre le ostriche allevate in altri paesi possono richiedere anche 2 – 3 anni.

Perché le ostriche fanno la perla?

Le ostriche creano le perle come meccanismo di difesa contro un corpo estraneo che entra nel loro corpo.

Quando qualcosa riesce a penetrare la conchiglia, come un granello di sabbia o un parassita, irrita l’ostrica. Per proteggersi, inizia così a secernere un liquido madreperlaceo che ricopre l’oggetto estraneo, strato dopo strato.

Nel tempo, questi strati di madreperla si compattano e si trasformano in una perla.

La formazione di perle naturali è un evento abbastanza raro. La maggior parte delle ostriche non produce mai perle e solo una piccola percentuale di quelle che lo fanno produce perle di qualità gemmaria.

Inoltre, il processo di formazione delle perle può essere molto lento, richiedendo diversi anni.