Sossusvlei e Deadvlei in Namibia

Il deserto del Namib

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“Namib” in lingua Nama significa “luogo vasto” e la Namibia prende proprio il nome da questo deserto.

Ma che cos’è un deserto?

I deserti sono circa il 20% delle terre emerse e si collocano generalmente appena al di sopra (o al di sotto, nel caso dell’emisfero australe) delle zone tropicali.

Il fattore principale per definire una zona un deserto è la piovosità: un deserto ha infatti meno di 250 mm di pioggia l’anno.

A seconda delle precipitazioni annue si possono a loro volta classificare i deserti in:

  • deserto iper arido: meno di 100 mm di pioggia, che addirittura può mancare per un anno intero; gran parte della Namibia ricade in questa condizione
  • deserto arido: tra i 100 e i 250 mm di pioggia
  • semi arido: tra i 250 e i 500 mm di pioggia (quindi non è un vero e proprio deserto)
Cosa sono i millimetri di pioggia?

I millimetri di pioggia all’anno (mm/anno) sono un’unità di misura utilizzata per indicare la quantità media di precipitazioni che cade in un determinato luogo durante un anno.

Per misurare la quantità viene utilizzato un pluviometro, uno strumento a forma di cilindro graduato, e si considera la quantità di acqua raccolta, che viene poi rapportata in base alla superficie del pluviometro.

Se in un anno sono stati registrati 500 mm di pioggia, significa che su ogni metro quadrato di superficie in quella zona sono caduti 500 litri di acqua.

In media, le precipitazioni annue medie nel Namib oscillano tra i 10 e i 200 millimetri.
Possiamo quindi dire che il Namib è un deserto arido o addirittura iper arido lungo le zone costiere. 
A differenza invece del Deserto del Kalahari, la cui definizione è ancora oggetto di dibattito e potrebbe non essere un vero deserto, avendo le precipitazioni annue tra i 150 e i 500 millimetri.
Qui parliamo del Deserto del Kalahari 🙂

Possiamo però fare anche un’altra classificazione, questa volta in base alla composizione del deserto:

  • deserto caldo: composto prevalentemente da sabbia, che per azione del vento viene “disposta” nelle caratteristiche dune, con scarsissima vegetazione
  • deserto freddo: composto da ciottoli e rocce, tipico dell’Asia
  • deserto polare: composto da ghiaccio e l’assenza di vegetazione è totale
Deserti e Desertificazione

Spesso si confondono i deserti con la desertificazione.
La desertificazione è la degradazione del suolo che ne porta la perdita di fertilità.
Questo porta alla scarsità di vegetazione, una delle caratteristiche del deserto, ma nulla ha a che vedere con la piovosità che invece va proprio a definire il deserto.

Generalmente è un’azione antropica (cioè ad opera dell’uomo) e può essere:

  • deforestazione: l’abbattimento degli alberi espone il suolo all’erosione e riduce la capacità del terreno di trattenere l’acqua
  • agricoltura intensiva: pratiche agricole insostenibili, come l’uso eccessivo di fertilizzanti e pesticidi, possono impoverire il suolo e ridurne la fertilità
  • pascolo eccessivo che può portare alla distruzione della vegetazione e all’erosione del suolo
  • urbanizzazione: l’espansione delle città e delle infrastrutture può portare alla perdita di terreni fertili e alla frammentazione degli habitat naturali

La sabbia

Abbiamo detto che i deserti caldi sono composti da sabbia.
Ma che cos’è la sabbia?

La sabbia deriva dalla degradazione di altre rocce ed è formata prevalentemente da frammenti di minerale e ha una frazione granulometrica inferiore ai 2 mm, tipicamente da 1/256 a 1/16 di millimetro.

Ha una scarsa capacità di trattenere acqua e nutrimenti, per cui la sabbia è un suolo altamente drenante.

Le differenze di colorazione del deserto del Namib

Partendo dalla costa abbiamo una colorazione grigio / rosa, poi arancione e una colorazione mattone addentrandoci sempre più nell’entroterra.

Se osserviamo la sabbia al microscopio, scopriremo che è composta da tantissimi granelli sferici di diverso colore, che corrisponde a un gruppo di minerali. Ovviamente la combinazione e la predominanza di determinati gruppi va a definire il colore della sabbia.

  • Quarzo: il minerale più comune nella sabbia del deserto, generalmente di colore bianco o trasparente.
  • Quarzo ossidato: è responsabile del colore giallo, rosso o arancione tipico di molte sabbie del deserto, a causa dell’ossidazione a opera dell’aria.
    Le sabbie con un’alta concentrazione di minerali ossidati, quindi le più arancioni, sono le più vecchie, perché qui il processo di ossidazione è già in stato avanzato.
  • Minerali ferrosi: i minerali ferrosi, come l’ematite e la magnetite, di colore scuro.

Nel Namib abbiamo zone di colore diverso:

  • all’interno, verso Sossusvlei, abbiamo il 90% di sialici (quarzo) e il restante 10% di femici (magnetite), soprattutto magnetiti. Questa combinazione porta a una sabbia giallo/rossa
  • avvicinandoci alla costa, le dune sono più di colore giallo, hanno il 70% di sialici (quarzo ossidato di colore giallo) e il 30% di femici
  • andando proprio sulla costa abbiamo sabbia più chiara, di colore grigio/rosa, e troviamo il 65% di salici e il 35% di femici (magnetite ma anche granati, responsabili della sfumatura rosa)
Quindi man mano che ci avviciniamo alla costa diminuisce la quantità di quarzo e aumenta la quantità di femici, passando da un 90% di quarzo nell’entroterra a un 65% sulla costa.
 

COSTA

ENTROTERRA

SALICI (quarzo)

65%

90%

FEMICI (magnetite)

35%

10%

Perché questo? Perché i femici sono più pesanti del quarzo.
Quando il vento, che soffia dall’oceano verso l’interno, sposta la sabbia, è come se la setacciasse, lasciando i minerali più pesanti lungo la costa e spostando più facilmente verso l’interno il quarzo più leggero.

Quanti anni ha il deserto del Namib?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare non uno, ma molti passi indietro nella storia della Terra. Perché le terre emerse non sono sempre state come le vediamo ora, e questo ce lo ricordiamo.

Premesso: la Terra ha circa 4,5 miliardi di anni.

Dopo la frammentazione di Rodinia, 550 milioni di anni fa abbiamo il super-continente Gondwana, che riuniva Africa, Sud America, Oceania, India, Medio Oriente, Antartide.
Il resto delle terre emerse (Nord America, Europa, Asia) era nel super-continente Laurasia.

Intorno ai 360 milioni di anni fa le terre che attualmente formano l’Africa si trovavano al Polo Sud, con conseguenti ghiacci, anche in Namibia.

120 milioni di anni fa inizia la separazione delle terre del Gondwana: inizia ad aprirsi l’Oceano Atlantico (e tuttora si sta allargando con una velocità di 3/4 cm l’anno) e si separano Africa, Sud America e Australia.

Intorno ai 65 milioni di anni fa troviamo l’Africa nella posizione più o meno attuale e iniziano le condizioni di aridità che hanno portato alla formazione del deserto.
Quindi possiamo dire che il deserto del Namib ha iniziato a formarsi 65 milioni di anni fa, anche se le sabbie che attualmente vediamo sono vecchie “solo” di qualche (4/5) milioni di anni!

Lenny222, Valepert, CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons

Come si formano le dune?

Le dune, nelle loro diverse forme, vengono create dall’azione del vento.

Nelle dune abbiamo un lato più dolce e uno più inclinato e più ripido.
Il lato con inclinazione dolce è quello rivolto verso il vento, che fa rotolare i granelli uno sopra l’altro e li accumula dapprima in piccole collinette.

In parole semplici, immaginate il vento come una scopa che spinge i granelli di sabbia verso la duna. I granelli si accumulano sul lato del vento, formando un pendio dolce, mentre sull’altro lato cadono verso il basso, creando un pendio più ripido.

Il lato ripido (sottovento, cioè con vento NON diretto) delle dune è generalmente un luogo più favorevole per trovare animali e nutrienti.
Questo perché tende ad accumulare detriti trasportati dal vento, come insetti morti, piccoli animali e resti vegetali. Inoltre tende ad essere più umido, il che favorisce la crescita di vegetazione che può fornire cibo e riparo agli animali.