La costa della Namibia

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La costa della Namibia e il deserto del Namib

Quasi 1.600 km di costa che si affaccia sull’Oceano Atlantico, sferzata dalla corrente del Benguela che sposta l’aria gelida del polo sud verso nord; una scarsissima piovosità che non raggiunge i 50 mm l’anno; un deserto caldo e desolato, il deserto del Namib, che si affaccia sull’oceano; una maledettissima nebbia che copre i fondali già bassi e pericolosi: la costa della Namibia non è uno scherzo.

Lo sapevano bene i marinai portoghesi, che a forza di vedere incagliate e distrutte le proprie navi, l’avevano denominata “la costa degli scheletri”.

Questa striscia di deserto si estende dal fiume Kunene, che segna il confine della Namibia a nord con l’Angola, fino al fiume Orange che determina il confine con il Sudafrica.
Ma in realtà il deserto del Namib, il più antico deserto del mondo, si estende oltre la Namibia, per un totale di oltre 2.000 km, sconfinando a nord in Angola e a sud in Sudafrica.

Tutto questo territorio di costa è interamente incluso in 4 parchi nazionali, diventando così la più estesa area protetta di tutto il continente africano:

  • Skeleton Coast NP
  • Dorob NP
  • Namib Naukluft NP
  • Sperrgebiet NP

Parco Nazionale

Estensione costa

Superficie

Skeleton Coast NP

500 km

17 mila kmq

Dorob NP

250 km

8 mila kmq

Namib Naukluft NP

500 km

50 mila kmq

Sperrgebiet NP

300 km

25 mila kmq

Lo Skeleton Coast e il Dorob sono sicuramente i più turistici, mentre per visitare il Naukluft e lo Sperrgebiet occorrono più giornate, quindi sono più di nicchia.

Piccola nota: con i suoi 50 mila kmq, il Namib Naufluft NP è il parco nazionale costiero più grande dei 4 (grande quanto Piemonte + Lombardia), tanto da essere la terza area protetta più grande di tutta l’Africa, dopo il Selous Game Reserve in Tanzania e il Central Kalahari Game Reserve in Botswana.

Lo Skeleton Coast National Park

Il tratto più famoso della costa, meta di tutti i viaggi turistici che si recano in Namibia.
La notorietà è sicuramente data soprattutto dal nome, che evoca immagini misteriose e suggestive.

Il popolo San, indigeno di queste zone e meglio noto come Boscimani, definisce la Skeleton Coast come “la terra che Dio ha creato con la rabbia“.
Insomma, la nomea di questa costa non è proprio delle migliori.

Cosa sono questi scheletri?

Il termine si riferisce sia ai numerosi relitti che si sono incagliati lungo la costa nei secoli, sia agli scheletri di mammiferi marini quali balene e otarie che si possono trovare sulla spiaggia. 

Ma non solo mammiferi marini: mettiamo che un povero marinaio fosse riuscito in qualche modo a sopravvivere al naufragio. Si sarebbe trovato ad approdare in un deserto inospitale, selvaggio, caldo, senza cibo, senza acqua e comunque con predatori.
Quindi, uno scheletro anche lui a breve.

Inoltre abbiamo le dune del deserto del Namib che arrivano fino all’oceano.
Sono dune mobili, si possono spostare di 15/20 metri l’anno, per azione del vento. Questo significa che alcuni “scheletri” possono in alcuni periodi / anni essere coperti dalla sabbia, o ne possono emergere di nuovi.
Il territorio della costa è in costante evoluzione, in costante movimento.

Ma perché tutti questi relitti? La Corrente del Benguela

La costa della Namibia è infausta a causa della Corrente del Benguela, una corrente di acqua molto fredda che proviene dall’Antartico ed è diretta verso nord, toccando così le coste africane lungo l’Oceano Atlantico.

Cercherò di spiegare il fenomeno in modo un po’ barbaro, ma spero comprensibile.

L’aria fredda ha minor capacità di trattenere umidità.
Questo vuol dire che l’umidità che c’è nell’aria deve essere “scaricata” in qualche modo, e quindi si “attacca” ai nuclei di condensazione che si trovano nell’aria, come ad esempio pulviscolo, particelle organiche, sali marini.
Questa condensazione non è nient’altro che la nebbia.

Quindi: abbiamo aria fredda con umidità, ma c’è TROPPA umidità e quindi immaginiamo le goccioline di acqua che si attaccano alla polvere che c’è nell’aria creando la nebbia.

Questo fenomeno succede soprattutto la notte, quando non c’è irraggiamento solare e quindi fa più freddo del già freddo portato dalla fredda Corrente del Benguela.
Se fa più freddo l’aria è più fredda e trattiene meno umidità.
La nebbia solitamente si dissolve in mattinata, quando inizia a fare un po’ caldino per via del sole, ma ciò non toglie che sia un problema per la navigazione, soprattutto quando le navi erano condotte a vista senza strumentazione.

Inoltre questa corrente, oltre a portare freddo e nebbia, crea anche continui movimenti sui fondali marini sotto costa.

Ecco che le navi fino al secolo scorso rimanevano incagliate, e lungo tutta la costa della Nambia possiamo trovare numerosi relitti di navi, non solo lungo la Skeleton Coast.

Un deserto vivo

Torniamo all’umidità dell’aria: questa umidità che si condensa e crea la nebbia si deposita poi al suolo, sul deserto del Namib.
Questa umidità fa sì che possano crescere piante, e quindi abbiamo anche insetti, rettili, mammiferi… prede e predatori.

Per questo il Namib è chiamato “deserto vivo”.

Il Dorob National Park

Il parco nazionale più giovane dei 4 costieri Caratteristica è la Salt Road, la strada bianca (cioè sterrata) che costeggia l’oceano attraversando il parco. Antica via di trasporto del sale dalle saline di Walvis Bay, è costituita da sabbia e ghiaia, bagnate dall’acqua dell’oceano. Quando l’acqua evapora, lascia a terra il sale marino, che contribuisce a compattare la strada. Nel Dorob National Park non troviamo solo la natura selvaggia, tra cui la famosissima Cape Cross Seal Reserve, ma anche degli insediamenti urbani, tra cui i principali Swakopmund e Walvis Bay.
Cape Cross Seal Reserve

A Cape Cross troviamo la più grande colonia di otarie della Namibia, tra le più grandi al mondo.
Migliaia di ciccione, urlanti e puzzolenti otarie ad attendere i turisti che scendono dalle macchine e quasi hanno un mancamento per l’odore. Perché lo dicono tutti che le otarie puzzano. Ma la verità è che non sei mai pronto.
Qui, a parte i simpatici mammiferi marini di cui vi invito a leggere l’approfondimento

troviamo anche una croce.
È la testimonianza storica dell’arrivo dei portoghesi.

Stiamo parlando dell’ultima metà del 1400, periodo di grandi scoperte ed esplorazioni.

Precisamente nel 1486 Diogo Cão, al comando di una spedizione portoghese, raggiunse il Capo di Croce, diventando il primo europeo ad approdare in Namibia. Per segnare l’occupazione portoghese di questa terra, Cão fece erigere una croce di pietra.

C’è però da dire che questa croce venne rimossa dai tedeschi nel 1890 e portata in un museo a Berlino. Quella che c’è oggi a Cape Cross è una replica, installata solo un secolo più tardi, nel 1974.

Henties Bay

Cittadina molto piccola, non fa nemmeno 5 mila abitanti, che si è sviluppata direttamente lungo la costa ed è dedicata essenzialmente alla pesca, uno degli sport più amati in Southern Africa.
È infatti una delle mete preferite dai pescatori namibiani e sudafricani in vacanza, che possono passare anche diverse giornate in tenda sulla spiaggia a pescare, grigliare e rilassarsi.

Essendo un parco nazionale, è comunque necessario avere un permesso per la pesca ed è possibile praticarla solo nelle zone dedicate.

Relitto Zeila

Questo peschereggio arenato praticamente sulla spiaggia in tempi molto recenti, nel 2008, non è sicuramente il relitto più bello ma è il più visitato, perché comodo vederlo dalla Salt Road.

Col tempo è diventato anche il luogo preferito per la nidificazione di tanti uccelli acquatici, soprattutto dei cormorani.