windhoek in namibia: independent avenue

La piccola capitale della Namibia: Windhoek

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Facciamo un gioco.

Qual è la capitale della Francia? Facile.
Della Thailandia? Bangkok (ma ammettetelo, avevate dei dubbi su come si scrive).
Del Perù? Lima perfetto.

Ora passiamo in Africa.
Kenia? Nairobi, facile.

Sudafrica? Ha, qui è un casino.
Il Sudafrica è l’unico paese al mondo ad avere più di una capitale.
Quindi se mi dicevate Pretoria, Città del Capo o Bloemfontein, andava bene lo stesso (no, Johannesburg è grossa ma non fa capitale).

Namibia?
Qual è la capitale della Namibia?
Windhoek è quella capitale che visiti e ahimé ti scordi di averla vista. 
È piccolina, n
on conta 500 mila abitanti, grande quanto Bologna.
Oggettivamente non ha moltissime cose spettacolari da vedere, paragonata con le nostre capitali europee.
E ha un nome orrendo, impronunciabile (si legge “vinduk”) e soprattutto inscrivibile.

Ma la Namibia è anche questa, la sua capitale è ricca di ggente e di storia, per cui vale la pena visitarla almeno un giorno.
Giusto per dire che ci siamo stati. E fare bella figura la prossima volta a Nomi Cose Città.

Aeroporto Hosea Kutako

Sicuramente siamo atterrati all’aeroporto di Hosea Kutako.
Il principale aeroporto della Namibia, più esteso di Caselle ma con un traffico decisamente minore.

Ci sono tutti i servizi essenziali, ma nel complesso si gira molto rapidamente.

Qui troviamo soprattutto sportelli bancomat per prelevare, una caffetteria per prendere una brodaglia e un panino, e soprattutto i principali autonoleggi e per farci una sim namibiana.

Il primo albero del burro

Ad accoglierci anche la prima pianta della Namibia, direttamente in aeroporto: è la Cyphostemma currorii, chiamata anche l’albero del burro (“butter tree”), molto comune in Windhoek, nel Damaraland e in tutto il Plateau.

Il termine Cyphostemma deriva dal greco ‘kyphos‘ che sta per ‘gobba’ (la cifosi, la gobba sulla nostra schiena) e ‘stemma‘ che significa ‘corona’. La pianta ha infatti il fusto ingrossato e le foglie disposte a corona.

È una specie che si è adattata a condizioni di forte aridità e che forma per lo più arbusti succulenti solitari, anche di una certa grandezza.

Ji-Elle, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons
Chi era Hosea Kutako

E perché era così importante tanto da dedicarci il principale aeroporto del Paese?
Hosea Kutako (il cui nome completo era in realtà Hosea Katjikururume Komombumbi Kutako, ma noi continueremo a chiamarlo semplicemente Hosea Kutako in amicizia) è considerato un eroe del Paese, un importante leader nazionalista che si è battuto per i diritti delle popolazioni indigene (era del popolo degli Herero) e cofondatore del primo partito del Paese, la SWANU, da cui si è poi evoluta la più famosa SWAPO.

Kutako è quindi il simbolo della resistenza e dell’indipendenza namibiana, una figura fondamentale della storia di questo Paese.

Troveremo la sua statua anche davanti ai Giardini del Parlamento a verificare che il governo stia amministrando il Paese nel modo più giusto e corretto.

Andiamo verso Windhoek

L’aeroporto dista 45 km dal centro di Windhoek, una strada facilmente percorribile essendo asfaltata, e ci metteremo una quarantina di minuti a raggiungere la capitale.

Centro di ricerca universitario

Nel frattempo passiamo davanti la sede dell’università di Windhoek dove si studiano Scienze Naturali, Agricoltura e Zoologia. Importante è il centro di ricerca sulle razze bovine e ovine. Qui abbiamo l’allevamento e lo studio di diverse razze bovine, tra cui troviamo la Simmentaler, razza bovina originaria della Svizzera che durante il periodo coloniale tedesco è stata introdotta nel Paese e oggi, grazie alla sua grande adattabilità al terreno e al clima, è una delle razze bovine più diffuse in Namibia. Abbiamo anche la Pecora Karakul (chiamata localmente Pecora Suara), dal vello riccio e corto, scuro, molto pregiato per morbidezza e calore. Essendo animali resistenti e adatti a climi aridi e pascoli difficili, sono stati importati in Namibia durante la Seconda Guerra Mondiale dal Turkestan (regione dell’Asia centrale che comprende Uzbekistan, Turkmenistan, Kazakistan e Kirghizistan). Oggi la Namibia è il principale produttore di Karakul al mondo, seguita da Sudafrica, ancor prima di Afghanistan e Uzbekistan.
Jean from Shelbyville, KY, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
Kürschner, Public domain, via Wikimedia Commons
C’è anche un campus, che ospita sui 200 ragazzi, il Neudamm Campus (= “nuova diga”).

Le Auas Mountains

Nel nostro viaggio vediamo a sinistra nell’altopiano di Khomas Hochland la catena montuosa dell’Auas, la catena più lunga del paese che si estende per 700 km lungo la Namibia centrale, elevandosi in media 5-600 metri sul livello del mare e rendendo l’Auas la catena montuosa più alta in Namibia, con un massimo di 2.480 metri.

Qui le rocce sono per lo più metamorfiche e sono molto antiche, 500 milioni di anni. 

Avis Dam

In questa zona troviamo anche un’importante fonte d’acqua artificiale, costruita a inizi ‘900 a sud di Windhoek per fornire acqua potabile agli abitanti della capitale, consentire l’irrigazione dei terreni agricoli della zona (cosa che adesso è stata ridotta in modo significativo in quanto la domanda di acqua da parte della popolazione è aumentata) e generare energia idroelettrica.

Sto parlando della Avis Dam, una grande diga artificiale alimentata dal fiume Klein Windhoek e utilizzata ora moltissimo il weekend dagli abitanti della capitale per uscire dalla città e rilassarsi a quattro passi da casa.

Ponte ferroviario di Avis

Costruito nel 1922 dai Sudafricani legittimati da poco (Trattato di Versailles, 1919), che presi dall’entusiasmo dei nuovi territori vogliono potersi spostare velocemente e soprattutto spostare le risorse.

Abituati al trasporto ferroviario in Sudafrica, iniziano a costruire una rete ferroviaria che deve collegare il sud (dove appunto troviamo il confine con il Sudafrica) al nord.

Questo ponte nello specifico era della tratta che collegava Windhoek alla cittadina a Est di Gobabis.
La costruzione del ponte è durata 3 anni e la struttura metallica è stata portata direttamente da Città del Capo, che si trova lungo la costa meridionale del Sudafrica!

Questo tratto ferroviario è ancora in uso.
La rete ferroviaria in Namibia è gestita da TransNamib, una società statale. La rete si estende per circa 1.500 chilometri e collega le principali città del paese, tra cui appunto Windhoek e Gobabis.

I treni sono generalmente lenti e poco frequenti, e vengono utilizzati sia per il trasporto passeggeri ma soprattutto per il trasporto merci.
E per queste ultime, sono nate anche alcune ferrovie private, dedicate esclusivamente alle merci, soprattutto i minerali.

Windhoek

Come dicevamo, Windhoek è la sconosciuta capitale della Namibia.

In posizione geograficamente centrale, si trova sull’altopiano a 1.700 metri sul livello del mare ed ha un clima piuttosto fresco, abbondanti precipitazioni per cui l’umidità permette la crescita di numerosi giardini.

Windhoek è particolarmente recente: fondata nella prima metà del 1800 (1836, per l’esattezza) da un esploratore inglese, è stata poi ribattezzata Windhoek (“angolo del vento“) dai tedeschi nel 1890.

La città, quantomeno il centro, sembra molto europea. Se ci spostiamo invece in periferia possiamo imbatterci in due quartieri, il Khomasdal e il Katutura, dove al tempo dell’amministrazione sudafricana venivano segregati i neri. L’apartheid infatti era tristemente giunto fino a qui.

Incredibilmente troviamo numerosi spazi verdi e giardini, ricchi soprattutto di Aloe dichotoma e Aloe littoralis, la pianta simbolo di Windhoek.

Il nome precedente della città è Winterhoek, cioè “angolo dell’inverno”, che venne poi cambiato in Windhoek, “angolo del vento”.

Christuskirche

Tipica e famosa è la Christuskirche (leggasi “cristus-kirk”), chiesa legata al culto luterano attiva ancora oggi con un’architettura unica e particolare, realizzata a inizio ‘900 dai coloni tedeschi.
La sua posizione centrale, proprio di fronte al vecchio palazzo del Parlamento, la rende punto di riferimento per la città.

Una curiosità? Mentre la chiesa è costruita in arenaria locale, l’ingresso principale e tutte le finestre sono incorniciati in marmo niente meno che da casa Italia, da Carrara per la precisione!

Le vetrate sono con i colori bianco, rosso e blu (in sostituzione del nero, che pare brutto avere un vetro nero), un omaggio allo stemma della casata del Kaiser Guglielmo II, il terzo e ultimo imperatore tedesco, le cui politiche contribuirono allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

E così come il Kaiser Guglielmo II ha donato le vetrate, la moglie ha donato la Bibbia che ancora oggi troviamo sull’altare.

All’interno della chiesa vi sono le commemorazioni dei soldati tedeschi morti in battaglia, mentre ancora oggi non vi è menzione delle popolazioni locali (ne cito una per tutte: il genocidio dei Nama e degli Herero negli anni dal 1904 al 1908 a opera dei tedeschi).
Eppure, stanno ancora lì, non sono state spostate, distrutte, danneggiate, sporcate in alcun modo dalla pacifica popolazione namibiana.

Museo dell’Indipendenza, della Storia e delle Scienze Naturali

Sempre in zona abbiamo il moderno Museo dell’Indipendenza, che io avendo pur sempre studi da ingegnere, vedo come un enorme trasformatore.
Per farvi capire che non sono pazza vi metto le immagini a confronto.

Questo museo è particolarmente recente, infatti è stato inaugurato nel 2014.

Ad accoglierci in cima alla scalinata troviamo la statua di Sam Nujoma, il primo presidente della Namibia libera (1990), considerato il padre fondatore del Paese e figura centrale della SWAPO (il momento di liberazione namibiano, ancora non hai letto l’articolo della storia della Namibia che ti avevo indicato all’inizio?). 
Morto nel 2019 alla veneranda età di 90 anni, 
Nujoma è spesso raffigurato con un libro in mano, a simboleggiare il suo impegno per l’istruzione e la conoscenza per il suo popolo.

Troviamo poi una statua dedicata al Kudu, che rappresenta la preoccupazione già dell’amministrazione tedesca per la salvaguardia di questo bellissimo animale (non a caso il Parco Nazionale Etosha venne istituito nel 1907 proprio da un governatore tedesco per controllare la caccia sfrenata dei suoi compatrioti in terre africane).

Alte Feste

Proprio attaccata al Museo, troviamo Alte Feste.

Alte Feste è una fortezza costruita dai tedeschi nel 1890 come avamposto militare per il controllo della regione, costruita in un punto sopraelevato di Windhoek per contrastare ipotetiche future rivolte delle popolazioni locali.

Troviamo un altro fortino a Sesfontein e a Namutoni, l’entrate ad est del Parco Etosha.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, la Namibia passò sotto il controllo del Sudafrica e la fortezza divenne la sede della polizia locale.

Nel 1957 l’Alte Feste fu dichiarata monumento nazionale e convertita in museo.
Oggi ospita infatti il Museo Nazionale della Namibia.

Lonelyplanet, CC BY-SA 3.0 DE, da Wikimedia Commons

Tra Alte Feste e il Museo dell’Indipendenza / di Storia Naturale troviamo una statua con una coppia di ragazzi locali che spezzano le catene e la scritta “Their Blood Waters Our Freedom” (il loro sangue ha alimentato la nostra indipendenza), frase che si riconduce all’inno namibiano.

La raffigurazione alla base è un riferimento e una commemorazione del genocidio dei Nama e degli Herero di inizio ‘900: si vedono infatti dei soldati tedeschi che impiccano alcuni giovani.

Prima in questo posto c’era la classica statua equestre dei tedeschi, che è stata poi spostata a favore della statua dell’indipendenza.

Giardini Botanici del Parlamento

Altro edificio di particolare rilievo è Tintenpalast, la vecchia sede del Parlamento.

Poco oltre troviamo i giardini botanici, dove incontriamo 3 statue.

Ritroviamo il proprietario del nome dell’aeroporto Hosea Kutako, capo del popolo degli Herero, e rappresentante anche degli Himba, seduto con il bastone, in rappresentanza dei suoi cent’anni di vita, e il fucile utilizzato nelle guerre.

Hendrik Samuel Witbooi, capitano militare del popolo dei Nama del bacino del Kalahari, e poi il reverendo Theophilus della popolazione Ovambo.

Abbiamo quindi 3 diversi popoli, Herero, Nama e Ovambo, con i loro rappresentanti che si distinsero durante la guerra dell’indipendenza.

Questi personaggi guardano il Parlamento, non la città: osservano e controllano infatti il lavoro di chi si occupa di amministrare la Namibia e simboleggiano il potere economico, militare e religioso.

Zoo Park

Scendendo verso Independent Avenue, che è la strada principale di Windhoek, troviamo Zoo Park.

Non è uno zoo.
O meglio, non più.
In passato, il parco ospitava un piccolo zoo, da cui il nome. Tuttavia, lo zoo è stato chiuso all’inizio del XX secolo e da allora l’area è stata adibita a parco pubblico dove a ogni ora del giorno si riversano tantissime persone a godere di un po’ di ombra.

Al centro del parco troviamo una stele in pietra arenaria con un’iscrizione in tedesco:

DEN TOTEN HELDEN / DEUTSCH-SÜDWEST-AFRIKAS / 1889-1896

Tradotto in italiano, dice:

AI CADUTI EROI / DELL’AFRICA SUD-OCCIDENTALE TEDESCA / 1889-1896

Quindi aspetta. Già ti vedo.

“Mi stai dicendo che dopo tutte le lotte e le guerriglie e il sangue versato (di cui abbiamo memoria con la statua davanti al Museo dell’Indipendenza, quella della coppia che spezza le catene) per liberararsi dai sudafricani e prima ancora c’erano i tedeschi … veramente tengono una stele che commemora i tedeschi?”
Sì.
E anzi. È pure pulita.
Fosse stato in Italia dopo 2 ore dalla posa l’avremmo trovata piena di scritte, insulti, ammaccature.
Questa è pure tenuta bene.
Il popolo namibiano è meraviglioso.

Independence Avenue

Un tempo chiamata dai coloni tedeschi Kaiser Straße, è la strada principale della città, che ricorda le città moderne e occidentali.
Ci sono un sacco di negozietti, tra cui consigliato è Bushman Art per prendere souvenir.

La statua del Kudu

Lungo la Independence Avenue troviamo una statua in bronzo raffigurante un kudu
Questa era stata realizzata dai tedeschi, preoccupati per il rapido calo degli animali selvatici, tra cui appunto i kudu.
Ricordiamo che proprio per questo è nato nel 1907 il Parco Etosha, al tempo di ben 100 mila kmq, proprio per preservare e proteggere le specie autoctone (era comunque una riserva di caccia, ma controllata).

I Meteoriti di Gibeon

Lungo la Independence Avenue è possibile visitare a cielo aperto alcuni (una trentina) frammenti del meteorite Gibeon che si schiantò in Namibia in epoca preistorica, ovviamente schizzando mille pezzi in giro per il suolo namibiano.

I popoli del Kalahari, i Nama, utilizzarono i piccoli frammenti per costruire le punte delle lance e altri utensili, dal momento che il meteorite è costituito completamente di materiale ferroso.

Poi, con il proliferare delle fattorie dei coloni, diversi altri pezzi vennero rinvenuti nel terreno e nei primi ‘900 vennero trovati esemplari del peso di diverse centinaia di chili.